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67 E NON SENTIRLI… SARANNO GLI ACUFENI?

La vigilia di un compleanno, niente di particolare, voi direte..
E in effetti è così, ed è sbagliato. Uno dovrebbe sempre trovare qualcosa di particolare in una situazione del genere.
Forse sarà perchè lo assimilo al Natale, neanche tanto lontano.
Oppure perché, come nel Natale, la cosa che noto di più sono le sedie vuote, la telefonata che manca, il fatto di non poter andare da qualcuno a fargli (o farle) gli auguri. Funziona purtroppo così anche nei compleanni. Oltre all’aumento dello scricchiolio delle articolazioni e alla diminuzione di tante altre cose…
Eppure, eppure…passerò una serata con la mia famiglia, riceverò tanti auguri grazie ai social che tanti difetti hanno ma questa è una delle cose positive rimaste, arriveranno anche telefonate da vecchi amici lontani, pagherò il conto del ristorante (poco male) e passerò comunque i miei tot chilometri e ore a spasso con i miei cani, sperando in una giornata serena anche meteorologicamente parlando.
Quindi qualcosa di buono ci sarà?!
Sicuramente, in realtà spiace sempre per ciò che manca e non per quello che c’è. Perchè siamo dei lamentosi (italianizzazione del lombardo lamentùs, mai contenti). Però il lamentùs ha il suo lato positivo: quando le cose vanno bene le gradisce di più di quello che le da per scontate anche se borbotta che “sarà stato un caso…”
Cosa mi piacerebbe riavere? Tanti ricordi che sono sfumati, all’orizzonte. Cose vissute che riappaiono al massimo come fotografie e non come un video. Risentire e vedere voci e persone care che faticano a riemergere.

E poi mi piacerebbe sentire il silenzio, sono anni che non so più cosa sia…

PIOVE,PIOVE… E CHISSIMUOVE…

Bisogna rimettersi in moto come le automobili anni ’20: con la manovella davanti e olio di gomito. E’uno di quei giorni che, ti prende la malinconia (cit.)… Insomma causa ed effetti molteplici dati dal periodo : il mese di dicembre, feste che si avvicinano e i tuoi cari che sono sempre meno con gli anni che passano.
Poi il tempo meteo, grigiume con pioggia che avremmo benedetto tre mesi fa in piena siccità ma ora l’effetto è esattamente l’opposto: fa freddo, è umido e tutto ciò ammazza la voglia di fare qualsiasi cosa, anche e sopratutto quelle che devi fare.
Tra le quali ci sono bonifici a destra e a manca: per la ristrutturazione della casa di mia mamma, per le tasse da pagare in più, per la 110 che non si sa se rimane o no, per i regali di Natale, e per l’ordinaria amministrazione che si somma alle spese precedenti…
Poi mettiamoci pure il mio carattere che monta e si smonta con la stessa facilità di una confezione di Lego, senza controllo dei mattoncini e il gioco è fatto.
Lo so, è un discreto casino e da qualche parte ci deve essere il bandolo di questa matassa. Finora non l’ho trovato. Forse il trucco potrebbe essere di aspettare uno dei miei momenti si, per scavare e guardarmi in giro per riprendere a vivere nel vero senso della parola. Per ora galleggio: ho i miei cagnolotti che capiscono al volo il mio umore.
La prossima volta che trovo chi mi dice: “beato te che sei in pensione…” dimenticando di aggiungere: “così chissà quante cose puoi fare..” Sopratutto senza aggiungere “quali cose”, gli rispondo male.
Forse perchè nella mia attività precedente il riposo era concepito per tirare il fiato dalle tante cose fatte e da fare, il fatto di trovarmi delle cose da fare per giustificare il riposo mi sembra un controsenso. Oppure perchè ultimamente l’organizzazione del lavoro era gestito da qualcun altro e quindi avevo perso l’abitudine di programmarmelo da solo. E in ogni caso il mio lavoro sapevo cos’era e lo sapevo fare.
Adesso tornare alla mia tenera età a mettere in piedi una start up lo trovo quanto meno difficoltoso se non difficile…

SABATO, DOV’E’ LA DIFFERENZA?

Ci vuole tempo

Non pensavo di arrivare mai a farmi questa domanda… Quando lavoravo c’era sempre una precisa identità in ogni giorno e aldilà di quale fosse della settimana: c’era il giorno del basket, quello delle rubriche del calcio, dell’Nba, delle riunioni più o meno utili (o inutili…), del lavoro in studio o in esterna e, ultimamente, quello in remoto…
Poi è arrivata la pensione, momento atteso da chiunque stia lavorando e l’effetto più evidente è stato questo: una piallata ai contenuti diversificati e diversificanti della propria vita, con una sottolineatura invece di tutto quello che è abitudine .
Certo, vedo molti ex colleghi che si trovano bene a fare una vita completamente differente, anche perchè se la sono organizzata e quindi non la trovano noiosa. In realtà neanche io mi trovo male, però un pò spersonalizzato si. Quando hai vissuto più di quarant’anni in contatto con tantissime persone e facendo altrettante attività, il passare a dovertele scegliere o cercarle è straniante.
Ma non mi preoccupo: fra poco (spero) farò l’umarell in casa mia, quando cominceranno i lavori e avrò il mio da fare (o daffare?)… Intanto mi faccio i miei 6-7 km al giorno a spasso con Mou e Sky il più delle volte nel vicino Parco di Monza, un giorno si e l’altro no a trovare mia suocera in Rsa, un pò strimpello la mia tastiera cercando di imparare Bohemian Rhapsody (discretamente complicata su diversi accordi) e, ultima ora, sto facendo un corso on line di tattoo. Non voglio imitare mio cugino GianMaurizio, che è e resta il primo tatuatore italiano, ma semplicemente imparare una cosa che mi ha sempre incuriosito: applicare la mia capacità di disegnare in un nuovo contesto.
Inoltre, quando arriverà il bel tempo ho una sacca da golf che mi aspetta, insieme a delle lezioni che riportino a galla quello che sapevo fare cinquant’anni fa e che smisi in occasione del dissesto economico di quel periodo.
Dite che in realtà faccio già tante cose? Beh si, diciamo che non mi sono ancora organizzato: ancora adesso, guardando una partita di basket, oltre a tifare mi domando sempre come l’avrei fatta io e cosa avrei fatto vedere.
Insomma, sto cercando di staccarmi dal mio passato ma ancora non ci riesco del tutto: il guaio è che facevo un lavoro che mi divertiva e quindi l’averlo smesso mi fa divertire di meno.
Mi metterò d’impegno!

CELO, MANCA…

Questo è un caso di quelli che si ripropongono spesso e la sintesi popolare con il “hai fame e non hai i denti oppure hai i denti e non hai fame” ci prende in pieno. Si parla di lavoro e di pensione a sostituire rispettivamente “denti” e “fame”. Molti miei ex colleghi non vedono l’ora di poter andare in pensione, mentre io che in pensione ci sono da un annetto vorrei tornare a fare il mio lavoro. Certo, avevo la grande fortuna di fare un lavoro che neanche si avvicinava al tirare la lima o stare tutto il giorno a fare la stessa cosa. Il regista televisivo, anche se preceduto da anni di gavetta, è forse faticoso e impegnativo mentalmente e per gli orari che variano continuamente. L’unico mal di schiena spesso è provocato dall’aria condizionata tarata per il benessere delle macchine e non per quello di chi ci lavora: di qui la tradizionale sciarpa o foulard che non solo nell’immaginario copre il collo del regista.
Rischi? Ce ne sono, ce ne sono… Dall’inciampare sulle scale degli stadi o dei palasport per verificare telecamere e postazioni alle scalette metalliche dei camion regia che quando piove diventano viscide come il sapone. Rischi estremi si hanno quando ti capitano services scrausi, dove un capotecnico per modo di dire sbaglia le connessioni e mette una fase della corrente al posto della messa terra rischiando di fulminare tutti quelli che stavano sul mezzo regia ( a qualcuno è capitato…). Rischi più sottili ma fastidiosi per l’anima invece ci sono quando viene convocato all’interno della troupe un operatore “dell’ultima ora” che ti fa disperare al punto di tirare fuori il peggio delle mie origini toscane e non solo…
Però rimane un lavoro meraviglioso e per quanto sia riposante la pensione, la varietà delle occupazioni che ti da il fare e disfare è molto meglio:
Attenzione: poi la pensione non è che ti esclude i problemi… Lo fa con quelli del lavoro ma tutti gli altri restano e spesso più complicati dal non avere più il supporto che ti viene dato da qualsiasi azienda. Insomma la vera soluzione sarebbe quella di vivere una pensione diciamo di una dozzina d’anni appena finita la scuola… e poi si lavora finché ce n’è…

Giornata Mondiale del Cane

Dagli ultimi undici anni, la vivo quotidianamente… Ogni singolo giorno mi rendo conto di quanto siano importanti. E ogni giorno per me è la giornata mondiale del cane. So di non scrivere niente di nuovo, ma per fortuna che è cosÌ: vuole dire che è condivisa da milioni ( spero miliardi…) di persone. Ogni singolo giorno, nonostante i nostri sbalzi d’umore, ci stanno vicino, dandoci dosi d’affetto inimmaginabili. Ne hanno scritto poeti, scrittori, musicisti e noi persone comuni… Che per loro comuni non siamo, siamo speciali, siamo i loro amici … Più scrivo e più mi rendo conto di dire cose giá scritte e questa è la conferma di quanto siano universali e da quanto tempo ci stiano vicino. La foto che avrei voluto abbinare a questo post non è quella che vedete, anche se anche lei racconta molto. Avrei voluto pubblicare quella di una tomba che si trova nel Cimitero Monumentale di Milano, sul primo viale centrale dopo aver oltrepassato il Famedio. È molto semplice: raffigura una persona sdraiata ( il defunto) con ai suoi piedi il suo cane. La prossima volta, quando andrò a trovare i miei cari che riposano lì, la fotograferò e la pubblicherò. Dice tutto sull’amore tra uomo e cane, non c’è bisogno d’altro.

METTI LA CERA, TOGLI LA CERA

No, non è un estratto da “Karate Kid”, ma dal mio porta penne sulla scrivania. Non mi ricordavo più che certe penne, per evitare che si secchino prima di cominciare ad usarle hanno sulla punta una sorta di cera… Io stavo per buttarne via quattro quando all’ultima mi è venuto il dubbio che forse c’era qualcosa da togliere. Ora fanno ancora bella figura nel porta penne e si seccheranno anche grazie alla temperatura che da un paio di mesi sta massacrandoci tutti …
Se vogliamo questa può essere una buona filosofia per affrontare diverse situazioni: non buttiamo via subito la cosa che sembra non funzionare, osserviamola bene, cerchiamo di capire perchè non funziona. Certo ci sono anche le cose che non vanno ma sono molte di meno di quello che si pensa.
Magari se si compra spesso da qualche sito di e-commerce cinese diciamo che può essere più frequente ma neanche questa è una regola. Io ero un assiduo frequentatore di alcuni di questi siti e molti degli oggetti (spesso inutili ma curiosi) comprati, dopo un primo tentativo fallito di funzionamento, dovuto anche dalle istruzioni scritte in formica-font, poco leggibili da un miope-presbite come me, sono riuscito poi a farli funzionare. Il fatto che siano durati poco non è dovuto al mancato funzionamento ma al fatto che non mi servivano… Ma questo è un’altra storia.
Inoltre le biro dal quale è partito il discorso provenivano da un normalissimo supermercato (anche se il made in China era comunque presente), quindi si può andare avanti.
Quello che voglio dire che spesso ci fermiamo ad un primo sguardo e valutiamo da quello: un po come il famoso giudizio a pelle che si dal primo incontro con qualcuno. In questo caso è ancora più difficile scrollarselo di dosso, però bisognerebbe anche lì farlo.
Non è buonismo, è sopravvivenza… Perchè se magari sbagliamo valutando male una brava persona e in questo caso forse ci perdiamo qualcosa, sicuramente arriva la fregatura se valutiamo positivamente qualcuno che poi si rivela una sòla…
Metti la cera e togli la cera…

Piano, pianissimo… anzi immobile

Che sia un miglioramento? Un post a meno di un mese dal precedente? Che sia un’esagerazione? Saranno le condizioni meteo, dopo più di tre mesi di siccità evidentemente non solo meteorologica ma anche verbale ( o verbosa?)…
Di cose da dire, se vogliamo ce ne sono. Unica cosa , bisogna fare attenzione a toccare gli argomenti nel modo giusto, visto che il web è pieno di permalosi e l’offesa è lì dietro l’angolo…
Un argomento che sto vivendo in pieno è quello delle decisioni da prendere, che, non sembra, ma da pensionato si affollano più di quando non lo ero. Prima avevo delle cose da fare, sapevo il quando e il come, il perchè era lo stipendio, il dove cambiava di volta in volta.
Adesso posso scegliere: mettermi a suonare il pianoforte, giocare a golf, distruggere i mobili e portarli in discarica in attesa del nuovo progetto dell’architetto, scrivere questi blog, indossare l’Oculus e farmi un giro nel Metaverso oltre che fare qualche chilometro nel mondo reale a piedi insieme a Mou e Sky i miei due quattrozampe…
Di scelte ce ne sono da prendere: poi c’è dietro l’angolo, maledetta, la pigrizia che ti dice “Dai dopo. Fatti un riposino prima, tempo ce n’è. Che fretta hai… ” Così posticipi le attività e le giornate passano. Appena andato in pensione, credevo ancora alle promesse e pensavo che avrei fatto ancora qualche lavoro nell’ambiente che conosco meglio: la tv e il basket.
Dopo qualche mese, ho accantonato queste ultime, visto che in entrambe ci sono dei discreti paletti, forse anche giustificati dal fatto che come tutti i pensionati sono miliardario e non è giusto che oltre ai soldoni che mamma INPS elargisce me ne arrivino altri… E con questo mi sono giocato gli amici ancora in attività. Scherzo, in realtà aspetto ancora… e ho una sacca con legni e ferri che aspetta, un armadio con un cassettone e un tavolo da fare a pezzi, tanti tasti bianchi e neri che mi guardano e una partita su Oculus che ho interrotto per scrivere queste note.

Sgicottando un poco…

Re di Cani

Guardo la tastiera con la speranza che vengano fuori le parole, come per magia, ma evidentemente non sono un bravo mago… In realtà ci sono tanti temi di cui si può scrivere, però la banalità è sempre dietro l’angolo, come tanti degli agguati che si propongono molto spesso sia quando si parla che quando si scrive. Quindi preferisco pensare bene prima di affrontare un argomento. A meno che sia così impellente da venir fuori di getto, come quando lavoravo in radio, dove il filo delle denunce a volte veniva oltrepassato, ma visto che queste cose venivano dette a volte prima dell’alba (facevo, come si può capire, spesso l’apertura dei programmi), mi è sempre andata bene.
Non ho ancora scritto la mia versione da esperto di guerra, ancorché virologo o esperto di politica interna: tutti argomenti di cui ho il medesimo livello di conoscenza e comprensione, cioè vicino allo 0 assoluto.
Diciamo che questi tre argomenti hanno tutti la stessa matrice comune: la paura!
Nel primo caso la paura è che qualcuno schiacci il pulsante sbagliato e faccia partire qualcosa che non voglio nemmeno nominare.
Nel secondo , dopo aver perso mio fratello per questa maledetta pandemia, la paura è ovvia compagna di questo periodo, per tutti i miei cari.
Nel terzo la paura è che dopo aver avuto generazioni di governanti che hanno spesso pensato solo alle loro tasche, ora ce ne siano di quelli che non pensano proprio e fanno le cose così a rampazzo, bruciando anche quelle ultime possibilità generate da una buona figura a livello europeo.
Le soluzioni che propongo? Beh, vi invito a leggere la bibliografia di Philip K. Dick dove tra i tanti romanzi e racconti brevi, ce ne sono diversi che trattano (guarda caso…) tutte e tre le casistiche e, data l’intelligenza a volte un pò stravolta dell’autore, ma sempre acuta e centrata, dava le soluzioni anche se purtroppo, nel caso della brutta abitudine degli umani a risolvere le cose con le armi, interveniva un Deus Ex-Machinae a risolvere la questione. Frase troppo lunga? Avete ragione. Il mio insegnante di lettere mi sottolineava sempre le frasi dove abusavo delle secondarie e degli incisi. Adesso mi capita , per evitare di cascarci, di chiudere i periodi troppo presto… Forse perchè le parole mi tengono compagnia e mentre scrivo un periodo” tassativo”, mi rendo conto che così non è sempre e quindi parte l’eccezione.
Come va da pensionato? Insomma, forse non mi rendo ancora conto di come possa essere e quindi spreco un sacco di tempo, ma sto studiando per migliorare e fare qualcosa che dia un senso a tutto ciò.

SOGNO O SON PESTO?

La piramide di Monza

No, non ho sbagliato a scrivere o a fare del facile umorismo tramite calembours, è che in questo periodo sto facendo sogni molto vividi. Vividi al punto che la realtà è molto più confusa, quasi che fosse lei il sogno e non viceversa. Sarà che due anni e rotti fa, chi lo avrebbe detto che avremmo smesso di vedere persone, di fare le cose che facevamo abitualmente, di vivere distanti anziché il contrario. Quindi quando nei sogni oltre a succedere cose che sicuramente sono poco attendibili, ne capitano altre che potrebbero essere considerate normalissime ( in tempi pre-Covid), ecco che quando ti svegli e ti trovi a bardarti con protezioni varie, a far mente locale dei distanziamenti, dei pass, del fatto che quel bastardo di virus è ancora in girus, ti viene voglia di ristenderti da qualche parte e riaddormentarti.
Aggiungiamo poi che il ritmo della vita cambia proprio. Che prima , quando avevi bisogno di decantare rabbia, delusione e tutte le chiavi negative che si propongono normalmente nella vita di ognuno di noi, uscivi, andavi a fare qualcosa che smontasse il castello di arrabbiature e problemi che si erano accatastati per poi tornare a casa in condizioni passabili. Ora non è più così. Ora t’innervosisci e non hai più scuse per uscire, oppure non vai più al lavoro o per smart working o per altri motivi e anche quella valvola di sfogo manca. Non è il mio caso ma questo vale per i ragazzi: ai nostri tempi ci avessero detto della Didattica a distanza, i primi tempi avremmo stappato delle bottiglie per festeggiare… i primi giorni. Poi anche noi saremmo andati in crisi, non tanto per lo studio perchè chi vuole studiare studia e chi non vuole farlo non lo fa esattamente come prima. Ma perchè la ragazzina del terzo banco come fai a riaccompagnarla a casa, la partita con gli amici come l’organizzi, la biliardata durante le occupazioni scolastiche chi la fa, insomma tutte le cose che facevi con gli amici/compagni di scuola, come le fai? Poi, nello specifico, se durante questi giorni di quasi lockdown vai in pensione e non vedi più neanche i colleghi di lavoro oltre a non lavorare più, come la mettiamo. Conosco gente (tanta, ma proprio tanta) che alla parola pensione ti dice “… che c… fortuna” , e anch’io qualche anno fa me lo sarei detto ( anche se la Sig.ra Fornero o chi per lei avesse fatto altro nella vita non mi sarebbe dispiaciuto)… Ma in un periodo come questo, dove la cosa che cerchi di più è il contatto con il mondo, ma non si può, dov’è la fortuna. Ben venga il sogno..

Giancarlo Fercioni

Adesso c’è un motivo in più…

Il Lambro all’altezza del “Port de Peder”

Oggi siamo pratici, basta pippe social, parliamo di quello che è più importante: l’aria che respiriamo.
Chi vive come me in una delle tante città della Valpadana ha già capito… In questi giorni la mascherina non è solo per il maledetto virus, ma soprattutto per respirare un pò meglio (o meno peggio, come preferite…).
Non riesco a capire per esempio i runners in questi giorni. O meglio: li capisco nella loro volontà di fare una sana corsa, stare in forma, tenere il proprio fisico nel migliore dei modi. Ma proprio per questo non li capisco ora: mi sembra di essere tornato ai tempi di quand’ero giovane che abitavo nel centro di Milano e le case erano annerite dallo smog, generato, allora si, dagli scarichi dei veicoli a motore e come adesso, dai vari riscaldamenti molto eterogenei. Allora c’erano ancora riscaldamenti con stufe che funzionavano a carbone e legna, riscaldamenti centralizzati che bruciavano la qualsiasi, case con camini usati anche per riscaldare e non parliamo poi delle fabbriche che ancora sopravvivevano all’interno della città. La cosa buona di allora era che il clima non era ancora compromesso e a Milano, d’inverno, ogni tanto si alzava un vento che secondo le tradizioni durava tre giorni e ripuliva un pò l’aria, aiutato da pioggia e neve che erano molto più frequenti di ora. Oggi, si alternano periodi siccitosi in cui l’aria non gira, l’inquinamento stagna e i polmoni già provati da tante cose ci mettono poco a rovinarsi. Pensiamoci su…